Cosmesi più efficace con la corretta alimentazione

Cosmesi più efficace con la corretta alimentazione

L’alimentazione è il terreno fertile su cui i trattamenti cosmetici vanno ad agire. Qualsiasi prodotto, anche il più efficace, non porterà ai risultati desiderati se lo stile nutrizionale del soggetto non è corretto: ad esempio, un trattamento snellente non porterà mai completamente ai benefici sperati se le nostre abitudini alimentari sono errate sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.

I risultati dei trattamenti dipendono, in generale, dalle caratteristiche fisiologiche e da una molteplicità di fattori, tra cui:

– predisposizione genetica (ad esempio la predisposizione alla ritenzione idrica);

– presenza di patologie (come la tiroidite di hashimoto);

– particolari periodi della vita (pubertà, gravidanza, menopausa…);

– stile di vita (stress, vita sedentaria, fumo, consumo di alcol).

L’insieme di queste condizioni influenza l’aspetto della pelle e può portare all’insorgenza di particolari inestetismi cutanei. Il checkup cutaneo e l’anamnesi sono fondamentali ai fini dell’efficacia e della personalizzazione dei trattamenti. I migliori risultati in ambito estetico e dermocosmetico, è utile sottolinearlo, si ottengono con un approccio integrato e multidisciplinare realizzato da un’équipe di professionisti che collaborano e mettono in atto sinergie strategiche.

Oltre a una corretta alimentazione, i consumatori moderni possono avvalersi dei cosiddetti “nutricosmetici”: ossia integratori dotati di una particolare efficacia a livello cutaneo. Assunti per via orale e assorbiti dall’organismo, manifestano un elevato tropismo per il tessuto cutaneo e agiscono in profondità nella pelle, modulando alcuni processi biochimici. Il nutricosmetico più potente ed economico è sicuramente l’acqua, bisogna bere molto durante la giornata per idratare e favorire il drenaggio delle tossine e dei cataboliti. Esistono integratori molto validi che: favoriscono la microcircolazione emolinfatica della pelle, catturano i radicali liberi, migliorano la produzione dermica di fibre collagene ed elastiche, inducono la lipolisi e accelerano il consumo di grassi.

Di seguito alcuni approfondimenti sulle funzioni dei nutricosmetici.

Idratazione cutanea

L’utilizzo di prodotti cosmetici Bioeta aumenta l’idratazione superficiale ma non l’idratazione profonda poiché non riesce a modificare il contenuto idrico del derma. Pertanto, può essere utile l’assunzione di integratori alimentari che aumentano l’idratazione degli strati profondi della pelle. Tra questi ricordiamo i prodotti ricchi di acidi grassi polinsaturi, soprattutto omega 3 (olio di pesce, borragine, lino, germe di grano), che favoriscono il mantenimento di una buona idratazione del derma.

Prevenzione dell’invecchiamento cutaneo

Le vitamine (in particolare A, C, E), sono tra i principali ingredienti nutricosmetici dedicati alla prevenzione e al trattamento dell’invecchiamento cutaneo. Favoriscono la rigenerazione epidermica, stimolano la produzione del collagene da parte dei fibroblasti, catturano e disattivano i radicali liberi. Anche i minerali, agendo da catalizzatori o come componenti molecolari di alcuni enzimi, giocano un ruolo fondamentale nel metabolismo cutaneo. In particolare, contribuiscono a mantenere integre le membrane cellulari, favoriscono la biosintesi del collagene, intervengono nella cheratogenesi (biosintesi della cheratina) e nella melanogenesi (biosintesi della melanina).

Tra altri componenti ad azione anti-age ricordiamo il licopene, una molecola dotata di proprietà antiossidanti e stimolanti del turnover epidermico e i polifenoli (come quelli presenti nell’uva e nel tè verde) che contrastano l’azione dei radicali liberi. Entrambe le sostanze favoriscono la microcircolazione cutanea e aumentano la produzione di collagene. Infine i fitoestrogeni, tra cui gli isoflavoni della soia, che favoriscono il rinnovamento epidermico e contrastano la degradazione delle fibre del derma.

Al ritorno dalle vacanze

Dopo giorni di riposo e svago, riprendere il lavoro e i ritmi frenetici della vita quotidiana può essere davvero faticoso. Anche in questo caso l’alimentazione può essere un valido alleato.

È preferibile darsi un paio di settimane per depurare l’organismo, con una dieta ricca di frutta e verdura, povera di zuccheri raffinati e proteine animali. Via libera a cereali integrali, legumi, pesce e tanta acqua che sono indispensabili per ripulire in profondità il nostro corpo e consentirgli di ripartire nel modo giusto. Uno stile di vita frenetico, lo stress e le cattive abitudini alimentari sono tra le principali cause dell’invecchiamento fisico e mentale.

A risentire delle cattive abitudini a tavola è, anche più di altri organi, il nostro cervello. Il dato fisiologico che emerge, ad esempio, nel caso della depressione è che attecchisce più frequentemente tra coloro che presentano carenze di vitamine del gruppo B e di vitamina D.

Un approfondimento importante riguarda i grassi. Nell’immaginario comune essi sono associati a un concetto di negatività assoluta. In realtà, ciò che è dannoso al cervello (e al resto del corpo) sono i grassi saturi di origine animale e vegetale (come l’olio di palma). Altri grassi come l’ omega-3, i mono- e poli-insaturi sono invece indispensabili per la salute dell’organismo.

Conseguenza molto evidente di uno stile alimentare scorretto è la cosiddetta “infiammazione a basso dosaggio” (forma subclinica dell’infiammazione cronica). Una dieta troppo ricca di acido arachidonico determina un aumento delle citochine pro-infiammatorie circolanti.

Un’altra causa diffusa di numerose alterazioni del sistema nervoso è il glutine. Molti fanno fatica a riconoscerne la correlazione con altre problematiche. Esiste una condizione sub-patologica nota come NCGS (sensibilità non-celiaca al glutine) responsabile di molti disturbi infiammatori del cervello e del sistema nervoso. Per chi si riconosce in questi disturbi è preferibile che segua una dieta leggera, ipoglutinica e che consumi olio extravergine di oliva a crudo.

Un altro mito da sfatare è quello secondo cui il latte vaccino e un’alimentazione ricca di formaggi e latticini siano importanti per combattere l’osteoporosi. In realtà accade il contrario, il latte vaccino e i suoi derivati sono prodotti “acidi”, a differenza del pH del sangue che invece è leggermente alcalino (7.4). Il consumo di prodotti acidi non fa altro che spostare l’omeostasi dell’organismo, che reagisce mobilizzando la riserva alcalina dell’apparato scheletrico che funge da sistema tampone. Il risultato finale è un impoverimento del contenuto di calcio delle ossa, che espone ad un maggior rischio che possa manifestarsi osteoporosi e osteopenia.